Luce sulle tue ombre

In questi giorni a cavallo del Solstizio – in cui, simbolicamente, dopo l’Oscurità più profonda torna al trionfo la Luce – si è formata pian piano in me una riflessione sui concetti di Luce ed Ombra presenti in ciascuno di noi.
Stiamo vivendo in una società in cui è sempre più alta l’esigenza di essere estremamente “performanti”, di mostrarsi agli altri perfetti, di far credere che il proprio agire sia costantemente impeccabile: un fare che, spesso, ci porta a cadere nel giudizio verso coloro che, umanamente, mostrano le loro difficoltà in una data situazione.
Insomma, un vivere dedito all’apparenza ma di fatto poco autentico.

“Perché vivi, se non ti curi di vivere bene?” (Diogene)

Credo che, mai come in questo momento storico, sia necessaria l’umiltà di fare un passo indietro per riprendere contatto con quelle “parti buie” che ci appartengono: una volta osservate imparare poi ad amarle, riuscendo così ad integrarle, in modo funzionale, nella propria vita.
Siamo in costante ricerca di agio, quiete e serenità ma ancora troppo proiettati verso la convinzione che un simile stato di benessere provenga esclusivamente dall’esterno: un ritorno all’introspezione è invece un possibile strumento di recupero di se stessi, basilare per poter dare il via ad un processo di consapevolezza che non potrà che migliorare le relazioni e la realtà circostante.
Siamo essere duali e questa dualità è imprescindibile condizione della natura umana: la presa di coscienza di tale stato può diventare un ottimo aiuto per imparare non solo a convivere con siffatta verità ma, anzi, per riuscire a trasformarla a nostro favore.

Potremmo valutare l’idea di diventare tutti, nel proprio quotidiano, un po’ Diogene: colui che, in pieno giorno, girava per strada con una lanterna in mano alla “ricerca dell’Uomo”: egli aspirava a trovare qualcuno in grado di essere davvero autentico, capace di vivere in linea con la propria vera Essenza.
Ma come fare, se questa Essenza ancora non la si conosce?
Semplicemente avere la volontà di esplorare, di andare a fondo, di smuovere il proprio animo con la Fiducia che, restando in accoglienza di ciò che verrà svelato, un primo passo verso la Crescita Personale sia un grande passo verso un’Umanità Migliore.

Ecco allora il mio augurio per questo Natale: possa quella lampada restare sempre accesa ed aiutarti a trovare meraviglie!

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Consapevolezza attraverso i Tarocchi?

“Il popolo conserva così, senza comprenderli, i frantumi di tradizioni antiche, risalenti a volte anche ad un passato talmente lontano che sarebbe impossibile determinarlo… esso svolge in tal modo la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno “subconscia”, il cui contenuto, una quantità considerevole di dati di ordine esoterico, è manifestamente venuto da un’altra parte.”

(René Guénon – SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA)

Da questo breve estratto (opera del famoso scrittore e filosofo del secolo scorso) si può comprendere come i Tarocchi siano, da sempre, qualcosa di misterioso che ha accompagnato l’uomo nel suo profondo intento di comprendere aspetti della propria vita; essi hanno inoltre a che fare, attraverso la loro simbologia figurativa, con il mondo degli archetipi (puoi leggere qui il mio precedente articolo).

  • Ma che cos’è esattamente un mazzo di Tarocchi?

Nella pratica il mazzo è costituito da 78 carte22 Arcani Maggiori (dal significato non immediato – arcano significa infatti misterioso) e 56 Arcani Minori (che nel tempo sono stati poi rielaborati e ripresi nei mazzi di carte tradizionali). Le suddette carte, la cui origine ancora oggi risulta incerta, sono state spesso utilizzate per fare della divinazione, nonostante dietro ai loro disegni si celi il “Mistero della Vita”.

Credo sia quasi impossibile spiegare completamente e razionalmente il loro valore: certo è che i Tarocchi costituiscono, al pari di Astrologia o Rune ad esempio, un linguaggio simbolico utilizzato dall’uomo, sin dalla notte dei tempi, per tentare di spiegare i grandi quesiti della vita.

Incuriosita dalla loro simbologia, negli anni mi sono avvicinata ad essi, con un approccio per nulla divinatorio ma esclusivamente introspettivo.

“Ogni Arcano riesce a lavorare sull’inconscio proprio come fa un archetipo e da qui creare un varco verso la nostra psiche, trasformandosi in efficace mezzo di conoscenza personale”

Effettivamente nei disegni degli Arcani Maggiori (che raccolgono, tra l’altro, anche alcuni simboli appartenenti alle tre più importanti tradizioni religiose – Cristiana, Ebraica e Musulmana) si nascondono profondi significati legati ad archetipi ormai radicati nell’inconscio collettivo ed in quello del singolo, tanto da divenire valido strumento di accompagnamento lungo la via verso lo sviluppo della coscienza.

  • Può esistere correlazione tra Tarocchi ed un percorso di Crescita Personale?

Sì, come detto i Tarocchi possono agire nella persona (grazie alle loro potenti immagini simboliche) esattamente come fanno gli archetipi, risvegliando in ciascuno di noi una particolare emozione che poi può essere analizzata, elaborata, compresa ed integrata.

Ogni Arcano riesce a lavorare sull’inconscio proprio come fa un archetipo e da qui creare un varco verso la nostra psiche, trasformandosi in efficace mezzo di conoscenza personale. 

  • Come avviene tutto ciò?

La scelta di una determinata carta, per effetto della sincronicità (concetto introdotto da Jung che consiste nel legame tra due eventi, per nulla correlati tra loro), può permettere alla persona di vedere, attraverso le immagini dell’arcano estratto, una fotografia del messaggio inviato dal suo inconscio.

Possono quindi nascere alcuni interrogativi, quali: 

  • “Che cosa sto creando?” – “Quali esperienze sto vivendo?” (carta L’IMPERATRICE);
  • In che cosa sono in crisi?” (carta L’EREMITA);
  •  “Che cosa si sta risvegliando in me?” (carta IL GIUDIZIO).

Questi sono soltanto esempi, ma è chiaro come, partendo da una semplice domanda, si possa indagare sul proprio mondo interiore, e da qui partire, in tal modo, verso un meraviglioso viaggio di comprensione (grazie ad altre carte, eventualmente estratte in successione) su quali possibili blocchi, dubbi, punti di forza o talenti, intervengano durante il cammino di consapevolezza personale.

 

Il giudizio sospeso

Pochi secondi, secondo altre fonti addirittura frazioni di secondo: è in ogni caso molto breve il tempo che inconsapevolmente impieghiamo per formulare in noi un’idea su una persona appena incontrata, un iniziale giudizio che difficilmente verrà poi modificato (poiché negli istanti successivi tendiamo a focalizzarci sugli input che rafforzano il nostro primo giudizio, ignorando invece quelli che potrebbero metterlo in dubbio, sciogliendolo).

Una tale rapidità nel formulare un giudizio può esser legata al nostro istinto di sopravvivenza: più velocemente analizziamo chi ci sta di fronte, più efficacemente evitiamo situazioni pericolose poiché in fretta identifichiamo l’altro come partner per vantaggiose alleanze o, al contrario, come pericolo per la nostra sopravvivenza (un comportamento che poteva anche esser concretamente salvifico qualche migliaio di anni fa, tra tigri e mammut).
La tendenza al giudizio può ancora trovare motivazione nel tentativo di svalorizzare l’altro per sentirci a lui superiori, con il rischio però di costruire una finta autostima, fragile e pericolante: una pseudo-autostima che a stento poggia sulla irrazionale e distruttiva critica dell’altro.
Infine, al di là del bisogno di autostima, nella facilità al giudizio si può intravedere la nostra resistenza al cambiamento: se permettessimo il contatto pieno con l’altra persona ne potremmo uscire cambiati, potremmo dover rivedere le nostre ferme convinzioni, le sicurezze, l’immagine di noi stessi che fino ad oggi ci siamo costruiti e questo, inevitabilmente, ci spaventa.
In quest’ultimo caso il giudizio è quindi lo strumento (la barriera!) che inconsapevolmente usiamo per evitare il pieno contatto con l’altro e quindi, di conseguenza, per prevenire che si compia pienamente in noi quel cambiamento che forse già esiste in stato embrionale (e che tanto ci spaventa).

Quali sono quelle parti di noi dalle quali fatichiamo a separarci?
Quali le novità che si muovono sottopelle ma che non riusciamo a riconoscere in primis, ed integrare poi?

È un’attenzione a tenere il Cuore aperto…

Il professionista della relazione d’aiuto (ancor più se di scuola Rogersiana) sa quanto sia importante sospendere il giudizio ed accogliere il Cliente con accettazione incondizionata: questo significa riconoscere al Cliente la piena libertà di sostenere idee, sentimenti e convinzioni diversi dai nostri ed accettarlo in questo, valorizzandolo come persona riconosciuta nella sua unicità, nella sua umanità.
È un qualcosa che va oltre il solo rispetto e che prepara le condizioni necessarie a far sì che si instauri poi quel clima empatico di cui già abbiamo parlato in quest’altro articolo.
Solo sospendendo il giudizio possiamo infatti creare quello spazio in cui il Cliente si senta pienamente libero di esprimere il suo mondo ed i suoi valori, pensieri ed emozioni: quel mondo che poi empaticamente accoglieremo “come se” fosse il nostro.
Questa accettazione è totale ed incondizionata poiché, come scrive Rogers stesso, “quando trovo qualcuno che capisce (accoglie) solo una parte di me so che si giungerà ad un momento in cui non potrà più capirmi (accogliermi)”.
L’aver integrato quest’arte della sospensione del giudizio è a mio parere elemento imprescindibile della relazione di aiuto: è un lavoro di crescita personale che va svolto anche nella consapevolezza che la misura in cui possiamo aiutare le altre persone è direttamente correlata alla crescita raggiunta da noi stessi.
A conclusione di articolo mi concedo, caro/a lettore/trice, di scender ancor più nel personale scrivendoti che, oltre che “strumento” di lavoro nella relazione di aiuto, la sospensione del giudizio è per me tassello fondamentale dell’incontro con il prossimo: è un’attenzione a tenere il Cuore aperto, che mi porta a vedere l’altro nella sua umanità e proprio in questa umanità riconoscerlo come cellula che (per quanto diversa dalla cellula che sono io) va a comporre lo stesso grande organismo vivente.
Un organismo vivente in cui interagiscono in ogni istante più di 7 miliardi di cellule, ognuna con il suo specifico compito e funzione.
Un organismo vivente che cresce in armonia e benessere quando tutti i 7 miliardi di cellule interagiscono tra loro abbracciando il loro cammino di Vita, rispettandosi, riconoscendo le loro differenti attitudini e compiti e valorizzando queste differenze poiché in esse risiede la magia ed il movimento dell’Esistenza.

 

Nota: articolo originale pubblicato qui.

L’importanza e l’influenza degli archetipi

Quando attingiamo al Mondo delle Idee, rendendole manifeste nel nostro quotidiano, anche se in modo inconsapevole stiamo probabilmente lavorando con gli archetipi.
Iniziamo con il definire cosa si intenda per archetipo: derivante dal greco, il termine viene utilizzato per indicare qualcosa che precede il pensiero stesso.
L’archetipo è il Principio Primo, il Simbolo, l’Idea Originale ed in quanto tale designa qualcosa che “esiste prima”: questo simbolo, nell’uomo, genera un impulso che si concretizza poi in  pensieri, gesti ed emozioni.
Esso pertanto potrebbe aiutarci a comprendere quanto l’essere umano sia un insieme più grande della sua sola dimensione materiale, poiché, nel suo esprimersi concretamente, egli va ad attingere a dimensioni più sottili, quali quelle archetipiche.

Come si può chiarire tutto questo?

Un bell’esempio è dato dai miti (spesso utilizzati per illustrare un’idea) oppure dai sogni… ma, per spiegarlo meglio, facciamo un passo indietro.
Senza andare nel dettaglio degli studi fatti da tutti coloro che hanno trattato l’argomento, si può guardare alla psicologia analitica di Jung: egli, quando introdusse il concetto di Inconscio Collettivo (collegato alla nostra parte più profonda) osservò che tutti noi attingiamo agli archetipi in esso contenuti.
Dall’analisi dei sogni dei suoi pazienti, Jung comprese quanto certe immagini, certe nozioni, siano bagaglio innato dell’individuo, anche quando egli non ne avesse mai fatta esperienza diretta: questo accade poiché gli archetipi sono idee che, in un certo senso, costituiscono geneticamente il nostro inconscio come “forme a priori” che esistono già “da prima” nell’inconscio collettivo.
Preso atto di questo collegamento, può essere allora interessante osservare come gli archetipi si muovano ed agiscano nel “sentire” di ognuno.

“Gli archetipi sono i modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il
mondo.”
(James Hillman)

Come, e con quale direzione, si manifesta un archetipo nel nostro Inconscio?

Alcuni chiari archetipi (princìpi universali ed immutabili, ritrovabili anche nel mondo delle fiabe) possono essere i seguenti:

  • la FANCIULLA che rappresenta l’Anima oppure la nostra parte più pura ed autentica
  • l’EROE che raffigura la nostra Parte Attiva, pronta a manifestarsi nel mondo con coraggio per liberare la Fanciulla (l’Anima) permettendoci così un vivere aderente alla nostra indole
  • il DRAGO che rappresenta la nostra Ombra, da superare, sconfiggere od integrare

Personalmente amo molto la correlazione tra simbologia archetipica ed astrologia, grazie alla quale diventa arricchente scoprire come ciascuno dia vita, dentro di Sé, a svariate modalità di espressione di simboli quali l’Innocente (Giove – la parte più pura e gioiosa), l’Angelo Custode (Luna – la parte più accudente), il Guerriero (Marte – la capacità di affermazione), l’Amante (Venere – la modalità relazionale), il Saggio (Saturno – il giudice interiore), il Cercatore (Mercurio – la mente e le capacità comunicative) e così via…  

Osservare come un archetipo agisce in te può rivelarsi un’ottima chiave di lettura della tua Interiorità, ti permette di entrare maggiormente in contatto anche con quel lato ombra che può diventare, una volta compreso, una grande risorsa di crescita, consapevolezza, evoluzione personale.

Con entusiasmo verso l’autunno

A quasi due mesi dall’apertura del nostro studio Arcieri di Luce l’entusiasmo per questo progetto non fa altro che aumentare, unito al desiderio di portare avanti ciò che per anni è stato custodito in un piccolo cassetto e che oggi è riuscito finalmente a prender forma.

Oltre ad aver iniziato il nostro lavoro con Consulenze Individuali, io ed Enrico abbiamo già proposto con successo alcune attività di gruppo (tra queste il Seminario di Primo Livello Reiki).

Ora, nel dedicarci alla programmazione degli eventi per la stagione autunnale, abbiamo lavorato con amorevolezza per chi, come Te, voglia intraprendere questa bella avventura alla (ri)scoperta di Sé!

Qui di seguito troverai un’anticipazione delle attività proposte per i mesi a venire: nel ricordarti che oltre agli eventi qui sotto restiamo sempre disponibili per quella che è la nostra attività principale, la Consulenza Relazionale, ti invitiamo a contattarci senza impegno per maggiori informazioni (o per prendere un appuntamento).

Iniziamo con il mese di SETTEMBRE

Continua a leggere“Con entusiasmo verso l’autunno”

“A contatto con Natura ed Emozioni” – un evento all’aperto per Te!

Benvenuto/a,
in questo articolo troverai maggiori informazioni sull’evento che avrà luogo in data Sabato 18 Settembre (clicca qui per vedere la locandina in PDF).
Questo periodo dell’anno richiede talvolta un impegno significativo: la conclusione dell’estate rappresenta in molti casi la ripresa della solita “routine”, un periodo forse un po’ pesante che puoi però trasformare (usando i giusti strumenti) in una ripartenza confortevole ed arricchente per la tua Vita.
L’intenzione con cui io e Loredana abbiamo pensato la giornata del 18 Settembre è proprio questa: aiutarti a scoprire qualche utile strumento in più per riprendere il tuo personale cammino nel mondo.

“…affinchè tu possa dedicarti del tempo per ritrovarti ed accoglierti…”

Le attività pianificate svilupperanno in sequenza affinché, con armonia, tu possa dedicarti del tempo per ritrovarti ed accoglierti a partire dal tuo mondo interiore (le tue emozioni ed il rapporto con te stesso/a) per andar poi verso l’esterno, verso il mondo in cui ti muovi e con il quale ti relazioni.

Che tu possa così acquisire maggior consapevolezza sulle spinte interiori che ti portano nel mondo, sulla direzione in cui esse ti muovono e sulla tua personale percezione di tutto questo nell’incontro con l’altro/a.

Per raggiunger tale scopo a partire dalle 10 di mattina abbiamo pianificato una serie di laboratori, collegati tra loro in sequenza, che andranno a concludersi alle 18 pomeridiane (se ti stai chiedendo della pausa pranzo ti informiamo che sì, grazie alla gustosa cucina della ROSBettola ci sarà anche quella, ed il costo del pranzo è incluso nel prezzo!).

L’evento si svolgerà all’aperto, nella splendida cornice di Rosbella: abbiamo pensato ad un numero chiuso (massimo 8 partecipanti) per poterti seguire al meglio in questo tuo cammino verso te stesso/a e verso il mondo.
(In caso di maltempo spostiamo l’evento nel porticato sotto l’ecomuseo della castagna, a Parco Marquet: ti comunicheremo per tempo come gestiremo il pranzo in quest’eventualità).

Per riservarti un posto, o per aver risposta ai tuoi dubbi/domande, cliccando qui trovi i nostri contatti.

Nell’abbraccio della Natura bovesana, delle sue colline e delle sue montagne, siamo già pronti ad accoglierti.
Enrico & Loredana.

(P.S: un grazie di cuore alla ROSBettola per la disponibilità, accoglienza e collaborazione!)

Un insegnamento tra Gestalt e Buddismo

[Nota: articolo originale pubblicato da Enrico qui]

Un aspetto della scuola della Gestalt ad avermi sempre affascinato è la teoria della Figura-Sfondo.
Questa teoria osserva le esperienze percettive che, con i differenti sensi, vivi nelle tue giornate: da ciascuna di queste esperienze emerge una immagine globale in cui trovi una Figura per te particolarmente rilevante mentre tutto il resto viene identificato come Sfondo.
Nelle tue esperienze percettive avrà quindi maggior risalto una Figura specifica mentre tutto il resto resterà sullo Sfondo: questo poiché la Figura ha più energia dello Sfondo, è in primo piano, rappresenta ciò che in una scena ti interessa.
Lo Sfondo, al contrario, può esser sia tutto ciò che non ti interessa sia ciò che dai per scontato.
Posso farti un esempio?
In questo momento, mentre stai leggendo il mio sito web, lo Sfondo è la sedia che ti sorregge (alla quale probabilmente neanche pensavi fino alla lettura di questa riga) mentre la Figura è l’articolo che, mi auguro, sta catturando il tuo interesse.
Sei tu a scegliere Figura e Sfondo e, in ogni tuo atto percettivo, questa tua scelta cambia il significato dell’atto percettivo stesso.

“Le cosiddette illusioni ottiche sono piuttosto inflazionate quando si parla di Figura e Sfondo in Gestalt …”

Le cosiddette illusioni ottiche sono piuttosto inflazionate quando si parla di Figura e Sfondo in Gestalt (vedi immagine a fianco), per questo vorrei portarti un altro esempio: se ti trovi in montagna e hai parecchia sete, l’immagine di una sorgente (Figura) emergerà per te molto probabilmente dal paesaggio montano (Sfondo).
Questo esempio per dirti quanto l’individuazione di una Figura dipenda da un tuo bisogno ed anche quanto questo tuo bisogno possa esser influenzato dalla Figura: nell’esempio di cui sopra, infatti, la Figura della sorgente influisce sul tuo bisogno nella misura in cui vederla acuisce la tua sete.
Se lì in montagna, vicino a te assetato/a, si trovasse invece un fotografo paesaggista per lui la Figura diventerà la cima da fotografare mentre la sorgente per te così importante cadrà per lui nello Sfondo.

Ricorda:

  • sei tu a scegliere Figura e Sfondo in ogni tuo atto percettivo
  • l’individuazione di una Figura dipende da un tuo bisogno
  • il tuo bisogno può esser influenzato dalla Figura

Bene, fin qui una breve introduzione su alcuni dei concetti inerenti alla teoria della Figura-Sfondo nella Gestalt: e questo cosa ha a che fare con il buddismo di cui nel titolo dell’articolo?

La risposta mi è giunta da una recente lettura che vado qui a citare (link del libro e fonte al fondo dell’articolo): “anche se sei immerso nella sofferenza, l’energia che cura la tua vita è già pronta, è già presente nel regno invisibile delle possibilità. Devi solo attivarla o (come direbbero i fisici quantistici) osservarla per renderla reale, cioè sceglierla, accettarne l’esistenza”.

Potresti quindi, se lo desideri, provare a fare attenzione alle Figure emergenti dagli Sfondi delle tue quotidiane esperienze percettive: a cosa scegli (più o meno consapevolmente) di dare importanza?
Presta attenzione a quali Figure la tua mente metta in risalto rispetto allo Sfondo e chiediti quanto facciano stare bene te o chi ti sta vicino.
Sei tu a scegliere Figura e Sfondo e, in ogni tuo atto percettivo, questa tua scelta cambia il significato dell’atto percettivo stesso: puoi allenare, educare la tua percezione (e le tue emozioni, che la guidano dal profondo) a far emergere Figure piacevoli, benevole, arricchenti.
Ascoltati, osservati: è il primo passo per iniziare a volerti bene.

[Vuoi saperne di più? Trovi qui i miei contatti]

· Fonte del testo nel virgolettato: Giuseppe Cloza – “Lifefulness – La pienezza della vita attraverso il Buddismo” – Ed. Giunti

Il valore dell’empatia

Vi sono termini che vengono comunemente utilizzati nelle conversazioni quotidiane, anche se spesso in modo meccanico e prestando poca attenzione al loro significato: uno di questi, di cui vi parlo oggi, è l’empatia.

· Partiamo dall’etimologia: che cosa significa empatia?

La parola deriva dal greco antico empàtheia ed è un termine composto da endentro – e pathossofferenza o sentimento – con il significato di “sentire dentro”: al tempo veniva utilizzato per designare il rapporto emozionale che si creava tra il cantore ed il suo pubblico.
Oggi si parla di empatia per indicare la predisposizione della persona ad immedesimarsi nelle esperienze altrui, soprattutto a livello emotivo: empatia è quindi la capacità di percepire le emozioni vissute da chi ci sta di fronte.
Sappiamo l’uomo essere un “animale sociale”: tutta la sua vita è scandita dai rapporti che si instaurano con gli altri (in famiglia, nelle amicizie, nel mondo del lavoro e così via) ed un buon livello di empatia sta alla base di queste relazioni.

· Esiste solo un tipo di empatia?

Non penso esista solo un tipo di empatia: oltre a quella emozionale (sentire l’emotivo provato dall’altro) vi è anche un’empatia più cognitiva (comprendere il punto di vista dell’altro) e comportamentale (comprendere il comportamento di coloro che hanno una cultura diversa dalla nostra).
Oltre a quanto elencato, a me piace riconoscere inoltre un’ulteriore tipologia di empatia, più “animica”, che può condurre ad un profondo riguardo nei confronti degli esseri umani con i quali ci relazioniamo ogni giorno: esseri umani che sono anime in cammino, con le proprie personali  fragilità e debolezze e per questo degne di grande rispetto.

· L’empatia fa parte dell’indole? Nasciamo con questa sensibilità?

Sicuramente nella personale predisposizione all’empatia interviene buona parte della natura di ciascun individuo: ci sono persone con una particolare inclinazione a mettersi nei panni dell’altro, persone dalla spiccata attitudine nello stare attenti verso le esigenze altrui, che sentono la vocazione di aiuto verso gli altri.
Se empatici si nasce, è anche importante sapere che l’empatia si può affinare.
Quindi, preso atto di quanto detto, ci si può allenare a diventare più empatici, soprattutto se questo atteggiamento diventa indispensabile in relazioni particolari: esistono ambiti in cui non solo è necessario che ci sia empatia ma è fondamentale applicarla sempre ed in modo efficiente, come, ad esempio, in una relazione d’aiuto.

· Come si può affinare l’empatia?

Esercitarsi ad ascoltare di più può essere un buon punto di partenza: cercare di parlare di meno, lasciando spazio all’altra persona ed evitando di imporre il proprio punto di vista. Educarsi quindi a valutare nuove e diverse prospettive da quelle che portiamo da sempre con noi, sapendo ascoltare l’altro anche nei suoi silenzi e prestando al contempo attenzione a cosa avviene in noi stessi quando comunichiamo con qualcuno.
È un lento e paziente lavoro di affinamento, di ascolto, che con il tempo può dare i suoi frutti.

· Essere una persona empatica è sempre positivo?

Chiarito il fatto che empatia non significhi dover accomodare sempre e comunque le richieste dell’altro (soprattutto quando questo va contro il nostro personale sentire), possiamo dire che l’empatia abbia quasi sempre una valenza positiva: ci permette, come detto, di sentire in noi quanto si muova nel mondo dell’altro, creando con quest’ultimo un più umano e profondo contatto.
A quanto scritto aggiungo che un approccio empatico alla relazione può non essere funzionale quando (non del tutto consapevoli del proprio emotivo) si conosce poco la propria interiorità, tendendo così a relazionarsi alle emozioni in modo automatico: in questo caso il sentimento avvertito nell’interlocutore potrebbe richiamare in noi una personale esperienza passata, non permettendoci di percepire quanto provato dall’altra persona in modo lucido poiché troppo “ancorati” al nostro personale trascorso.
Ecco che allora una delle caratteristiche più belle del temperamento umano potrebbe diventare, anziché una fantastica risorsa, un atteggiamento limitante nei rapporti tra le persone.
Fondamentale pertanto valutare l’opportunità di intraprendere un percorso di conoscenza personale quale via per migliorare i nostri rapporti interpersonali: per riportare l’empatia al suo arricchente valore nelle relazioni che intratteniamo.

 

“L’empatia vera è sempre libera da ogni qualità diagnostica o giudicante.” – C. ROGERS

Olismo: ne hai sentito parlare anche tu?

 

I termini olismo ed olistico, coniati nel 1926 da Jan Smuts – filosofo, intellettuale e politico sudafricano –indicano «…la tendenza, in natura, a formare (attraverso l’evoluzione creativa) interi che sono più grandi della somma delle parti».
Con la parola olismo – derivante dal greco ὅλος hòlos, dal significato di tutto o intero – si intende pertanto quel principio secondo il quale la somma delle parti è molto di più del tutto: calato in un contesto umano, possiamo dir quindi che l’individuo venga considerato non come un insieme di singoli settori a sé stanti quanto piuttosto nella sua ben più valevole totalità.
Attraverso una visione olistica dell’uomo consideriamo quindi questi come individuo composto non da sole azioni meccaniche ma anche da emozioni e, soprattutto, da un nucleo più profondo (chiamato in molti modi: Essenza, Sé Interiore, Essere Supremo, Coscienza, Anima o Spirito) che ne rappresenta la parte più vera.
Non siamo quindi solo il nostro corpo, le nostre emozioni e la nostra anima: siamo più della mera somma di questi fattori.
I tre aspetti del nostro essere (corpo, emozioni ed una componente più spirituale, energetica) valorizzati dalla loro stessa coesistenza, sovrapposizione ed integrazione, tendono cioè a formare un intero che è “più della somma delle parti”, per ricollegarci alla definizione iniziale.
Guardando al benessere di una persona da una prospettiva olistica si andrà quindi alla ricerca di un equilibrio armonico tra corpo, psiche ed anima: ad un equilibrio di quell’intero che è visibile nell’interazione di queste tre componenti e che proprio per questa interazione ha un valore maggiore della semplice “sommatoria” tra gli elementi che lo costituiscono.
Applicando questa visione al Counseling ne avremo quindi che un Consulente Relazionale Olistico non potrà che prendere in esame la totalità della persona che ha di fronte per poi intervenire di conseguenza, a seconda della richiesta ricevuta: il Counselour Relazionale Olistico saprà quindi accogliere il Cliente nella sua interezza e, nonostante quest’ultimo parli di un disagio che all’apparenza paia essere solo emotivo, indicargli strumenti di aiuto inseriti in un percorso completo, a più ampio raggio.
Un percorso completo che (partendo spesso dal disagio emotivo) sappia passare anche attraverso l’esperienza corporea per giunger infine alla presa di contatto del proprio mondo interiore, più profondo, non solo emotivo ma decisamente più spirituale: un viaggio verso la consapevolezza di Sé in grado di contribuire al miglioramento delle relazioni personali, in primis con sé stessi e poi con gli altri.

L’importanza del Counseling in questo momento storico

Il momento storico che stiamo attraversando pare portar con sé una certa dose di disagio, aumentando le situazioni in cui ci troviamo a percepire tensione, intolleranza, paura.
L’incertezza nel procedere quotidiano ed una visione poco fiduciosa nel futuro rischiano di intaccare quelli che fino a qualche tempo fa erano punti saldi, amplificando così le nostre fragilità.
Quanto può una sessione di Counseling aiutare in tutto ciò?
Quanto può il Counseling essere di sostegno, ampliare punti di vista e prospettive per donarci uno sguardo sul domani che, già da oggi, sia più sereno?
Il Counseling ci parla di aiuto già a partire dall’etimologia stessa del termine: deriva infatti dal latino “consulo-ere” traducibile con “aver cura di, -”, “venire in aiuto di, -” e richiama anche al significato di “cum solere”, ovvero “sollevare”.
La relazione di aiuto che si instaura tra Counselor e Cliente è quindi, tra le altre cose, anche finalizzata ad acquisire una più profonda conoscenza di sé per (ri)scoprire le proprie risorse ed usarle, ad esempio, per superare le situazioni di disagio viste sopra.
Quella del Counselor non è una figura che si sostituisce allo Psicologo, anche poiché non esiste nel Counseling intenzione di diagnosi o terapia: il Counselour si fa presente con il Cliente sia accogliendo (con empatia e senza giudizio) ciò che quest’ultimo sta vivendo sia aprendo l’orizzonte a prospettive differenti che, in un momento di particolare sconforto, potrebbero essere poco chiare o del tutto nascoste.
Diventa allora chiaro come questa figura possa essere un valido supporto, in particolare nel periodo che stiamo attraversando: se paura, isolamento e precarietà stanno causando oggi più disagi del solito, affidarsi ad un Counselor può allora sicuramente essere d’aiuto poiché ci dà in primis la consapevolezza di non esser soli e ci offre inoltre uno sguardo più funzionale su quelle che sono le difficoltà del momento, mettendo a fuoco le risorse che ciascuno di noi ha per affrontarle.