Perché credere all’Astrologia?

In realtà, non c’è proprio nulla da credere!
Pensare all’Astrologia come un qualcosa di previsionale è soffermarsi su un suo aspetto alquanto riduttivo, tra l’altro sviluppatosi in modo esponenziale ma distorto, per questioni commerciali, negli ultimi decenni.

“Il fatto che proiettiamo qualcosa sulle stelle
significa

che possediamo qualcosa che appartiene
anche alle stelle.

Facciamo veramente parte dell’universo.”
(Carl Gustav Jung)

Questo antico linguaggio cosmico nasconde una saggezza millenaria, utilizzato dall’uomo, da tempo immemore, per rispondere ad alcuni importanti quesiti: “Chi sono?” “Da dove vengo?” “Perché mi accade ciò?”; ed essendo un linguaggio simbolico, va approcciato con una mente piuttosto analogica.
L’Astrologia è un meraviglioso linguaggio sacro, impregnato di simboli, di immagini archetipiche e mitologiche che echeggiano nella psiche, diventando un ottimo percorso verso l’autocoscienza, ovvero un cammino di presa di coscienza di sé, di consapevolezza personale sui propri talenti, le proprie potenzialità, i punti di forza così come le proprie debolezze e fragilità, i propri blocchi ed eventuali schemi poco funzionali o ripetitivi.
Ognuna di queste immagini, ognuno di questi simboli, di cui l’Astrologia è intrisa, ha un chiaro significato, di conseguenza comprenderlo a fondo può permettere di capire quali energie (e in quale modalità) si muovano dentro di noi, risuonino con noi.
Ed a proposito di “risonanza”, un concetto utile a comprendere la connessione tra noi e le stelle è quello di sincronicità cioè l’esistenza di un legame tra eventi che avvengono simultaneamente senza apparente correlazione; i pianeti non influenzano la nostra vita, ma è l’essere umano che proietta un chiaro e specifico significato su di essi; quindi, la loro vibrazione risuona con quella più similare all’essere umano, creando di volta in volta risposte e reazioni differenti; questa connessione riporta alla corrispondenza tra Microcosmo e Macrocosmo, si basa cioè sulla correlazione inevitabile tra tutto ciò che esiste e si muove nell’universo.
Inoltre, secondo Jung, ciò con cui noi non siamo in contatto a livello conscio ci accade poi come destino; pertanto, più c’è aderenza, in modo cosciente, alla nostra vita interiore – ed in questo l’astrologia è un ottimo strumento di conoscenza e di aiuto – e più potremo ottenere delle opportunità di trasformazione ed evoluzione personale.
Concludendo, non si tratta di credere ma di fare in realtà un’esperienza, poiché attraverso l’abbinamento di Astrologia e Counseling, utilizzo il Tema Natale per accompagnare la persona ad una piena e consapevole presa di coscienza di tutte le sue parti; viaggio fondamentale di conoscenza interiore verso la tua Essenza, un contatto più autentico che può aiutarti a diventare ciò che sei destinato/a ad essere davvero.

 

Il Counseling fa per me?

Ti sei mai chiest@ se il Counseling faccia al caso tuo?
In questo articolo, corredato del video che trovi qui, potresti trovare la tua risposta al quesito.
Dopo averlo sperimentato in prima persona, ciò che posso scriverti è che il Counseling sia un valido strumento per persone che (non presentando patologie psichiche o disturbi della personalità di competenza dello psicoterapeuta) stiano attraversando un momento particolarmente delicato del loro cammino.

Il Counseling, quindi, può esser anche per te una efficace forma di intervento nei casi in cui:

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Laboratorio Esperienziale: Il Cercatore (l’iniziativa concreta verso la meta)

«…parte di te desiderosa di fare esperienza orientandosi verso la vocazione che dà senso al tuo cammino».

Ciò che facciamo ogni giorno è interagire con la realtà, interpretandola soggettivamente: se qui scrivo ad esempio la parola «mare» si generano in me ed in te sensazioni differenti, poiché differenti sono le esperienze che di quel «mare» io e te abbiamo interiorizzato.
Con il laboratorio esperienziale «il Cercatore» hai la possibilità di sperimentare come agisca, come si muova quella parte di te desiderosa di fare esperienza del mondo orientandosi verso la vocazione che dà senso al tuo cammino.
L’archetipo del Cercatore è investito di spirito di iniziativa, da lui stesso alimentato con la fiducia in una mèta raggiungibile: con curiosità e voglia di apprendere, di percepire un senso di fondo nelle azioni quotidiane, il Cercatore adotta soluzioni creative per mantenere la rotta e fare del percorso un qualcosa di arricchente.
Conoscere come si muova in te l’archetipo del Cercatore può aiutarti a vivere meglio il percorso verso la tua chiamata: per accompagnarti in questo processo ti aspettiamo sabato 14 ottobre, dalle 14.30 alle 18.30, nel nostro accogliente studio (clicca sull’immagine oppure qui per visionare la locandina dell’evento).
Un altro pezzo di cammino che possiamo fare insieme.
Ti aspettiamo,

Il vuoto fertile in Gestalt

Immagina di aver da poco concluso la lettura di un libro avvincente: chiuso il libro osservi le sensazioni che questo ha generato in te e , nel momento in cui stai assimilando l’esperienza che quel libro ha rappresentato, non c’è spazio per fare altro.
È un vuoto che abbiamo conosciuto entrambi, anche in merito a diversi episodi della Vita: l’assenza di stimoli, di bisogni emergenti o motivazioni che ti portino ad andare verso qualcosa.
Così, in modo sintetico, definiamo il «vuoto fertile»: uno spazio in cui non c’è in te alcun desiderio di interagire con l’ambiente poiché stai finendo di assimilare una esperienza e non si è ancora, al momento, palesata la successiva.

«Questo vuoto è fertile poiché da qui puoi creare qualcosa di nuovo…»

Questo vuoto è fertile poiché da qui puoi creare qualcosa di nuovo, andando incontro al tuo futuro prossimo senza ripetere gli schemi che già conosci: ricordi l’esempio del libro appena finito? Osservare senza giudizio le sensazioni che quell’esperienza ti ha portato genera in te suggestioni nuove, impressioni che ti portano fuori dagli schemi e verso un approccio più flessibile e funzionale alle cose.

Facile a dirsi, meno a farsi: nella società odierna c’è poco spazio per l’ascolto interiore, ed emerge invece la tendenza ad andare verso la direzione della performance quotidiana oppure verso quella di soddisfare desideri e voglie che arrivano dall’esterno. Come posso però esser performante al di fuori, ad esempio in famiglia o sul lavoro, se non mi son preso cura di ciò che ho dentro? E come può saziarmi spendere soldi per soddisfare un bisogno che non è realmente mio?

Vivere l’esperienza del vuoto fertile è utile per ridare significato al tuo agire: se vuoi soddisfare un tuo bisogno, il requisito primo è dare a quel bisogno il tempo di emergere (da dentro te) e, per dargli il tempo di emergere, ti è richiesto accogliere un momento di vuoto fertile.
Accogliere quel vuoto che c’è tra una esperienza e la successiva significa che ciò che andrai a fare sarà più arricchente poiché poggerà sulle sempre più solide basi di chi sei.
Accompagnarti a far ciò è una delle attività che animano questo studio: se vuoi restare in contatto, puoi cominciare da qui.
A presto,

 

Laboratorio esperienziale: le qualità dell’indole

Ci sono aspetti del tuo carattere che «per abitudine» porti sulle spalle ogni giorno, anche se non ti appartengono del tutto (come uno zaino che, con il tempo, s’è riempito di pesanti oggetti non tuoi): sono i condizionamenti che hai assorbito in seguito alle esperienze vissute o alla formazione ricevuta.
Da un lato c’è dunque il carattere che hai acquisito, dall’altro lato c’è la tua indole, che contiene le caratteristiche più autentiche ed intrinsecamente tue.
L’indole è intimamente tua e da lì ripartiamo insieme con questo laboratorio: ripartiamo da quanto ti appartiene da sempre, così che tu possa riconoscerlo e metterlo a frutto, valorizzando quelle tue preziose attitudini innate e riconoscendo (per esclusione) quali siano i pesanti ingombri che invece non ti riguardano.

Le qualità della tua indole sono con te fin dalla nascita: ti va di dar loro l’opportunità di emergere ed agire?

clicca sull’immagine qui sopra per scaricare la locandina
· L’INDOLE ·
laboratorio esperienziale per la riscoperta e la valorizzazione della tue attitudini innate
· sabato 11 marzo · ore 15.00 · Arcieri di Luce (Boves) · 
· partecipazione 29 euro · richiesta prenotazione · 

Ti aspettiamo,

Chi è il Counselor (definizione di Counseling)

Su chi sia il Counselor ho sentito diverse definizioni in questi anni e, se riconosco l’utilità di spiegazioni maggiormente razionali ed etimologiche, sono però al contempo attratto dalla spontaneità e dall’efficacia di definizioni che vadano dirette al cuore: una, in particolare, mi arrivò da una mia insegnante qualche tempo fa.
«Il Counselor è colui che ti accoglie», disse.
Sulle prime non capii appieno, ancora troppo legato alla sola comprensione logica e razionale.

Affinché tu possa lasciar emergere intuizioni e risorse che sono in te

In seguito, proseguendo la formazione ed il cammino di Crescita Personale, mi sono reso conto di quanto questa accoglienza sia percepibile se vissuta in modo esperienziale, entrando in prima persona in quello spazio empatico in cui sviluppa la relazione Counselor – Cliente: è questo l’inizio di una sessione di Counseling, in cui il Counselor accoglie incondizionatamente la tua attuale difficoltà, ascoltandoti in modo profondo ed attivo.
Condiviso quanto ti appesantisce, in questo spazio dal quale sei pienamente a tuo agio il Counselor sa accompagnarti e sostenerti affinché tu possa lasciar emergere intuizioni e risorse che sono in te: le intuizioni ti offrono nuovi utili punti di vista sul problema mentre le risorse ti permettono di concretizzare, di attuare quei punti di vista nel quotidiano.

Con adeguati sostegno ed accompagnamento, seguendo la strada tracciata dalle tue intuizioni, attraversi così la difficoltà contingente per andar incontro a quel tuo bisogno con ritrovate risorse.
Volendo integrare la definizione di cui sopra ti direi quindi che il Counselor è colui che ti accoglie e crea uno spazio dal quale puoi scoprire nuovi punti di vista sulla difficoltà del momento: sono utili «novità assimilabili» che ti permettono di ripristinare quella tendenza innata a fare il meglio che puoi, in ogni momento, per il tuo bene.
Quella che era in origine una difficoltà si trasforma così in occasione di crescita e, con ritrovata fiducia, puoi riprendere il tuo percorso di Vita.

 

L’importanza del “fare spazio”

Un tempo si credeva che la gran parte delle nostre cellule cerebrali si formasse esclusivamente prima della nascita ma, in realtà, non è proprio così: all’interno della scatola cranica, queste cellule (e le relative loro connessioni, dette sinapsi) si formano e disfano in modo continuo.
Il nostro cervello, pertanto, è un organo in continuo mutamento: in particolare in età adolescenziale avviene una forte ristrutturazione del cervello (in psicologia indicata dal termine “potatura”) per la quale numerose sinapsi vengono “tagliate” affinché, proprio come avviene nella potatura in botanica, possano migliorare specifiche funzioni cerebrali dedite al linguaggio, al movimento, alla memoria, alle emozioni.
Affascinante vero?
Proprio nel momento in cui l’individuo (in questo caso un adolescente) si trova a dover affrontare situazioni di vita più complesse (sappiamo bene quanto l’adolescenza sia una fase dell’esistenza particolare e delicata) il suo cervello rivede la sua struttura: questo concetto, portato su un piano più alto (non per forza fisico), mi fa riflettere su quanto sia importante, talvolta, avere il coraggio e la forza di lasciar andare per accogliere il nuovo.

“…rinunciare all’attaccamento è una buona possibilità per far entrare il nuovo…”

Il nuovo, ovvero quei cambiamenti che spesso spaventano poiché richiedono di abbandonare il senso di sicurezza, i solchi dei nostri automatismi, la zona di comfort a cui siamo tanto abituati: eppure rinunciare all’attaccamento (a situazioni, idee, punti di vista, persone, emozioni) è una buona possibilità per far entrare il movimento, la novità.

A cosa rinunci per timore di cambiare idea?
Quale occasione ti sfugge per rigidità o pigrizia?
Quante opportunità perdi per mancanza di coraggio?

Quando poi a questa mancata “voglia di muoversi” si aggiunge il timore di non essere capace, di non essere all’altezza o di non meritare, si possono sommare altri stati d’animo quali ansia o frustrazione.
Subentra allora l’importanza di cercare sostegno attraverso una relazione d’aiuto che possa intervenire nel far luce, nell’ampliare le prospettive su punti di vista non valutati in precedenza (ad esempio poiché offuscati da emozioni vissute in modo limitante).

L’incontro con un Counselor o un Consulente Relazionale può aiutarti a trovare uno spazio nuovo dal quale osservare la mappa del tuo mondo e, con i tuoi tempi, costruire vie più funzionali per riprendere cammino.

Consapevolezza attraverso i Tarocchi?

“Il popolo conserva così, senza comprenderli, i frantumi di tradizioni antiche, risalenti a volte anche ad un passato talmente lontano che sarebbe impossibile determinarlo… esso svolge in tal modo la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno “subconscia”, il cui contenuto, una quantità considerevole di dati di ordine esoterico, è manifestamente venuto da un’altra parte.”

(René Guénon – SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA)

Da questo breve estratto (opera del famoso scrittore e filosofo del secolo scorso) si può comprendere come i Tarocchi siano, da sempre, qualcosa di misterioso che ha accompagnato l’uomo nel suo profondo intento di comprendere aspetti della propria vita; essi hanno inoltre a che fare, attraverso la loro simbologia figurativa, con il mondo degli archetipi (puoi leggere qui il mio precedente articolo).

  • Ma che cos’è esattamente un mazzo di Tarocchi?

Nella pratica il mazzo è costituito da 78 carte22 Arcani Maggiori (dal significato non immediato – arcano significa infatti misterioso) e 56 Arcani Minori (che nel tempo sono stati poi rielaborati e ripresi nei mazzi di carte tradizionali). Le suddette carte, la cui origine ancora oggi risulta incerta, sono state spesso utilizzate per fare della divinazione, nonostante dietro ai loro disegni si celi il “Mistero della Vita”.

Credo sia quasi impossibile spiegare completamente e razionalmente il loro valore: certo è che i Tarocchi costituiscono, al pari di Astrologia o Rune ad esempio, un linguaggio simbolico utilizzato dall’uomo, sin dalla notte dei tempi, per tentare di spiegare i grandi quesiti della vita.

Incuriosita dalla loro simbologia, negli anni mi sono avvicinata ad essi, con un approccio per nulla divinatorio ma esclusivamente introspettivo.

“Ogni Arcano riesce a lavorare sull’inconscio proprio come fa un archetipo e da qui creare un varco verso la nostra psiche, trasformandosi in efficace mezzo di conoscenza personale”

Effettivamente nei disegni degli Arcani Maggiori (che raccolgono, tra l’altro, anche alcuni simboli appartenenti alle tre più importanti tradizioni religiose – Cristiana, Ebraica e Musulmana) si nascondono profondi significati legati ad archetipi ormai radicati nell’inconscio collettivo ed in quello del singolo, tanto da divenire valido strumento di accompagnamento lungo la via verso lo sviluppo della coscienza.

  • Può esistere correlazione tra Tarocchi ed un percorso di Crescita Personale?

Sì, come detto i Tarocchi possono agire nella persona (grazie alle loro potenti immagini simboliche) esattamente come fanno gli archetipi, risvegliando in ciascuno di noi una particolare emozione che poi può essere analizzata, elaborata, compresa ed integrata.

Ogni Arcano riesce a lavorare sull’inconscio proprio come fa un archetipo e da qui creare un varco verso la nostra psiche, trasformandosi in efficace mezzo di conoscenza personale. 

  • Come avviene tutto ciò?

La scelta di una determinata carta, per effetto della sincronicità (concetto introdotto da Jung che consiste nel legame tra due eventi, per nulla correlati tra loro), può permettere alla persona di vedere, attraverso le immagini dell’arcano estratto, una fotografia del messaggio inviato dal suo inconscio.

Possono quindi nascere alcuni interrogativi, quali: 

  • “Che cosa sto creando?” – “Quali esperienze sto vivendo?” (carta L’IMPERATRICE);
  • In che cosa sono in crisi?” (carta L’EREMITA);
  •  “Che cosa si sta risvegliando in me?” (carta IL GIUDIZIO).

Questi sono soltanto esempi, ma è chiaro come, partendo da una semplice domanda, si possa indagare sul proprio mondo interiore, e da qui partire, in tal modo, verso un meraviglioso viaggio di comprensione (grazie ad altre carte, eventualmente estratte in successione) su quali possibili blocchi, dubbi, punti di forza o talenti, intervengano durante il cammino di consapevolezza personale.

 

Il giudizio sospeso

Pochi secondi, secondo altre fonti addirittura frazioni di secondo: è in ogni caso molto breve il tempo che inconsapevolmente impieghiamo per formulare in noi un’idea su una persona appena incontrata, un iniziale giudizio che difficilmente verrà poi modificato (poiché negli istanti successivi tendiamo a focalizzarci sugli input che rafforzano il nostro primo giudizio, ignorando invece quelli che potrebbero metterlo in dubbio, sciogliendolo).

Una tale rapidità nel formulare un giudizio può esser legata al nostro istinto di sopravvivenza: più velocemente analizziamo chi ci sta di fronte, più efficacemente evitiamo situazioni pericolose poiché in fretta identifichiamo l’altro come partner per vantaggiose alleanze o, al contrario, come pericolo per la nostra sopravvivenza (un comportamento che poteva anche esser concretamente salvifico qualche migliaio di anni fa, tra tigri e mammut).
La tendenza al giudizio può ancora trovare motivazione nel tentativo di svalorizzare l’altro per sentirci a lui superiori, con il rischio però di costruire una finta autostima, fragile e pericolante: una pseudo-autostima che a stento poggia sulla irrazionale e distruttiva critica dell’altro.
Infine, al di là del bisogno di autostima, nella facilità al giudizio si può intravedere la nostra resistenza al cambiamento: se permettessimo il contatto pieno con l’altra persona ne potremmo uscire cambiati, potremmo dover rivedere le nostre ferme convinzioni, le sicurezze, l’immagine di noi stessi che fino ad oggi ci siamo costruiti e questo, inevitabilmente, ci spaventa.
In quest’ultimo caso il giudizio è quindi lo strumento (la barriera!) che inconsapevolmente usiamo per evitare il pieno contatto con l’altro e quindi, di conseguenza, per prevenire che si compia pienamente in noi quel cambiamento che forse già esiste in stato embrionale (e che tanto ci spaventa).

Quali sono quelle parti di noi dalle quali fatichiamo a separarci?
Quali le novità che si muovono sottopelle ma che non riusciamo a riconoscere in primis, ed integrare poi?

È un’attenzione a tenere il Cuore aperto…

Il professionista della relazione d’aiuto (ancor più se di scuola Rogersiana) sa quanto sia importante sospendere il giudizio ed accogliere il Cliente con accettazione incondizionata: questo significa riconoscere al Cliente la piena libertà di sostenere idee, sentimenti e convinzioni diversi dai nostri ed accettarlo in questo, valorizzandolo come persona riconosciuta nella sua unicità, nella sua umanità.
È un qualcosa che va oltre il solo rispetto e che prepara le condizioni necessarie a far sì che si instauri poi quel clima empatico di cui già abbiamo parlato in quest’altro articolo.
Solo sospendendo il giudizio possiamo infatti creare quello spazio in cui il Cliente si senta pienamente libero di esprimere il suo mondo ed i suoi valori, pensieri ed emozioni: quel mondo che poi empaticamente accoglieremo “come se” fosse il nostro.
Questa accettazione è totale ed incondizionata poiché, come scrive Rogers stesso, “quando trovo qualcuno che capisce (accoglie) solo una parte di me so che si giungerà ad un momento in cui non potrà più capirmi (accogliermi)”.
L’aver integrato quest’arte della sospensione del giudizio è a mio parere elemento imprescindibile della relazione di aiuto: è un lavoro di crescita personale che va svolto anche nella consapevolezza che la misura in cui possiamo aiutare le altre persone è direttamente correlata alla crescita raggiunta da noi stessi.
A conclusione di articolo mi concedo, caro/a lettore/trice, di scender ancor più nel personale scrivendoti che, oltre che “strumento” di lavoro nella relazione di aiuto, la sospensione del giudizio è per me tassello fondamentale dell’incontro con il prossimo: è un’attenzione a tenere il Cuore aperto, che mi porta a vedere l’altro nella sua umanità e proprio in questa umanità riconoscerlo come cellula che (per quanto diversa dalla cellula che sono io) va a comporre lo stesso grande organismo vivente.
Un organismo vivente in cui interagiscono in ogni istante più di 7 miliardi di cellule, ognuna con il suo specifico compito e funzione.
Un organismo vivente che cresce in armonia e benessere quando tutti i 7 miliardi di cellule interagiscono tra loro abbracciando il loro cammino di Vita, rispettandosi, riconoscendo le loro differenti attitudini e compiti e valorizzando queste differenze poiché in esse risiede la magia ed il movimento dell’Esistenza.

 

Nota: articolo originale pubblicato qui.

Le chiuse artificiali

Nell’ultima decina d’anni, prestando ascolto a famiglie in situazioni disagevoli, mi sono accorto di quanto la forma più diffusa di malessere sia spesso legata all’impossibilità di percepire Amore o Affetto, al non sentirsi Amati: eppure, mi dicevo, l’Universo è pieno di Amore come una spugna gettata nel mare è imbevuta di acqua.
L’Universo è pieno di Amore, questo è quanto ho sperimentato nelle meditazioni più profonde, nelle veglie di preghiera silenziosa (grazie, Taizé), durante indimenticabili sessioni di Reiki o ancora ricercando un contatto autentico con la Natura: così è accaduto a me e così è accaduto anche a molte altre persone con le quali ho condiviso tali esperienze o con cui ho semplicemente avuto, su questi stessi temi, il piacere di confrontarmi.
Al contempo riconosco, rispetto e do valore al vissuto di tutti coloro che questo Amore non riescano a percepirlo, lasciarlo fluire nel loro quotidiano.
Provando a ripercorrere le esperienze delle persone incontrate lungo il cammino (e riguardando anche la mia, non certo priva di avvallamenti) ho cercato di visualizzare quali possano esser gli ostacoli, le barriere, al fluire ed al percepire questo sentimento di Amore Universale.

Sono emerse dal mio riflettere queste provvisorie e sintetiche conclusioni:
1. la direzione di Vita intrapresa dalla persona non è in armonia con il suo percorso spirituale: la persona stessa non ne è del tutto consapevole oppure ancora non dispone degli strumenti necessari per il «cambio di rotta»
2. la visione sulle piccole cose del quotidiano è «contaminata» da sentimenti ostili nei confronti del prossimo, spesso per interpretazione fuorviante dei comportamenti altrui (interpretati unilateralmente, senza una costruttiva verifica di persona)
3. disumana (passami l’aggettivo) frenesia del quotidiano, che porta la persona a non disporre più del Tempo necessario per ascoltar la sua Voce Interiore (che, quando ancora non contaminata da pensieri o false convinzioni, sa mostrar la sua benevolente Natura)

Mi chiedo se sia capitato anche a te, caro/a lettore/trice, di incontrare uno di questi blocchi durante il tuo cammino: se così è, se quanto scritto sopra ha in qualche modo risuonato in te, vorrei tu sapessi che è possibile veder tali barriere sgretolarsi come fa la sabbia bagnata, asciugandosi al Sole.
Sentiti parte di una umanità che perfetta non è, prendi lentamente consapevolezza del fatto che se sei giunto fin qui, saprai allora anche disporre della chiave per riaprire la porta a quell’Amore di cui hai letto in apertura d’articolo.
Articolo che si chiude riprendendo il suo stesso incipit: nell’ultima decina d’anni, prestando ascolto a diverse famiglie in situazioni disagevoli, mi sono accorto di quanto la forma più diffusa di malessere sia spesso legata all’impossibilità di percepire Amore o Affetto ed ho anche toccato con mano come, ognuno a suo Tempo, le persone siano in grado di ritrovare la loro personale strada per rimettersi in contatto con quel Sentimento Universale che tutti ci accumuna, che tutti rende umani.

Per approfondire, qui i miei contatti: ti ringrazio del Tempo che hai dedicato a questa lettura.

NOTA: articolo originale pubblicato qui.