Con entusiasmo verso l’autunno

A quasi due mesi dall’apertura del nostro studio Arcieri di Luce l’entusiasmo per questo progetto non fa altro che aumentare, unito al desiderio di portare avanti ciò che per anni è stato custodito in un piccolo cassetto e che oggi è riuscito finalmente a prender forma.

Oltre ad aver iniziato il nostro lavoro con Consulenze Individuali, io ed Enrico abbiamo già proposto con successo alcune attività di gruppo (tra queste il Seminario di Primo Livello Reiki).

Ora, nel dedicarci alla programmazione degli eventi per la stagione autunnale, abbiamo lavorato con amorevolezza per chi, come Te, voglia intraprendere questa bella avventura alla (ri)scoperta di Sé!

Qui di seguito troverai un’anticipazione delle attività proposte per i mesi a venire: nel ricordarti che oltre agli eventi qui sotto restiamo sempre disponibili per quella che è la nostra attività principale, la Consulenza Relazionale, ti invitiamo a contattarci senza impegno per maggiori informazioni (o per prendere un appuntamento).

Iniziamo con il mese di SETTEMBRE

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Il valore dell’empatia

Vi sono termini che vengono comunemente utilizzati nelle conversazioni quotidiane, anche se spesso in modo meccanico e prestando poca attenzione al loro significato: uno di questi, di cui vi parlo oggi, è l’empatia.

· Partiamo dall’etimologia: che cosa significa empatia?

La parola deriva dal greco antico empàtheia ed è un termine composto da endentro – e pathossofferenza o sentimento – con il significato di “sentire dentro”: al tempo veniva utilizzato per designare il rapporto emozionale che si creava tra il cantore ed il suo pubblico.
Oggi si parla di empatia per indicare la predisposizione della persona ad immedesimarsi nelle esperienze altrui, soprattutto a livello emotivo: empatia è quindi la capacità di percepire le emozioni vissute da chi ci sta di fronte.
Sappiamo l’uomo essere un “animale sociale”: tutta la sua vita è scandita dai rapporti che si instaurano con gli altri (in famiglia, nelle amicizie, nel mondo del lavoro e così via) ed un buon livello di empatia sta alla base di queste relazioni.

· Esiste solo un tipo di empatia?

Non penso esista solo un tipo di empatia: oltre a quella emozionale (sentire l’emotivo provato dall’altro) vi è anche un’empatia più cognitiva (comprendere il punto di vista dell’altro) e comportamentale (comprendere il comportamento di coloro che hanno una cultura diversa dalla nostra).
Oltre a quanto elencato, a me piace riconoscere inoltre un’ulteriore tipologia di empatia, più “animica”, che può condurre ad un profondo riguardo nei confronti degli esseri umani con i quali ci relazioniamo ogni giorno: esseri umani che sono anime in cammino, con le proprie personali  fragilità e debolezze e per questo degne di grande rispetto.

· L’empatia fa parte dell’indole? Nasciamo con questa sensibilità?

Sicuramente nella personale predisposizione all’empatia interviene buona parte della natura di ciascun individuo: ci sono persone con una particolare inclinazione a mettersi nei panni dell’altro, persone dalla spiccata attitudine nello stare attenti verso le esigenze altrui, che sentono la vocazione di aiuto verso gli altri.
Se empatici si nasce, è anche importante sapere che l’empatia si può affinare.
Quindi, preso atto di quanto detto, ci si può allenare a diventare più empatici, soprattutto se questo atteggiamento diventa indispensabile in relazioni particolari: esistono ambiti in cui non solo è necessario che ci sia empatia ma è fondamentale applicarla sempre ed in modo efficiente, come, ad esempio, in una relazione d’aiuto.

· Come si può affinare l’empatia?

Esercitarsi ad ascoltare di più può essere un buon punto di partenza: cercare di parlare di meno, lasciando spazio all’altra persona ed evitando di imporre il proprio punto di vista. Educarsi quindi a valutare nuove e diverse prospettive da quelle che portiamo da sempre con noi, sapendo ascoltare l’altro anche nei suoi silenzi e prestando al contempo attenzione a cosa avviene in noi stessi quando comunichiamo con qualcuno.
È un lento e paziente lavoro di affinamento, di ascolto, che con il tempo può dare i suoi frutti.

· Essere una persona empatica è sempre positivo?

Chiarito il fatto che empatia non significhi dover accomodare sempre e comunque le richieste dell’altro (soprattutto quando questo va contro il nostro personale sentire), possiamo dire che l’empatia abbia quasi sempre una valenza positiva: ci permette, come detto, di sentire in noi quanto si muova nel mondo dell’altro, creando con quest’ultimo un più umano e profondo contatto.
A quanto scritto aggiungo che un approccio empatico alla relazione può non essere funzionale quando (non del tutto consapevoli del proprio emotivo) si conosce poco la propria interiorità, tendendo così a relazionarsi alle emozioni in modo automatico: in questo caso il sentimento avvertito nell’interlocutore potrebbe richiamare in noi una personale esperienza passata, non permettendoci di percepire quanto provato dall’altra persona in modo lucido poiché troppo “ancorati” al nostro personale trascorso.
Ecco che allora una delle caratteristiche più belle del temperamento umano potrebbe diventare, anziché una fantastica risorsa, un atteggiamento limitante nei rapporti tra le persone.
Fondamentale pertanto valutare l’opportunità di intraprendere un percorso di conoscenza personale quale via per migliorare i nostri rapporti interpersonali: per riportare l’empatia al suo arricchente valore nelle relazioni che intratteniamo.

 

“L’empatia vera è sempre libera da ogni qualità diagnostica o giudicante.” – C. ROGERS

Seminario Reiki 1° Livello in arrivo!

Aggiornamento 23/07: posti esauriti, grazie per la vs. fiducia!

Hai mai avuto occasione di ricevere Reiki?

Ti piacerebbe capirne di più, scoprirne i benefici o imparare ad utilizzarlo, diventando operatore?

Cogli l’occasione per rispondere a tutte queste curiosità, partecipando al Seminario che ti darà la possibilità di formarti come Operatore di Reiki primo livello shodenPrimo Livello (Shoden) ed iniziare così ad utilizzare Reiki, per te e per gli altri, nel tuo quotidiano.

Ti aspettiamo allora per una giornata intera (dalle 10 del mattino alle 18 circa) presso il nostro Studio Arcieri di Luce di Boves.

Questo, indicativamente, il programma della giornata:

    • 10/13:30h parte teorica (storia e utilizzi del Reiki)
    • 13:30/14h pausa pranzo
    • 14/15:00h cerimonia di attivazione
    • 15/18.30h parte pratica e rilascio attestato

Non perdere l’occasione per darti la possibilità di intraprendere un Percorso di Crescita Spirituale che è al contempo anche una bellissima opportunità per migliorare il tuo benessere psicofisico.

 

NOTA: le iscrizioni sono a numero chiuso: abbiamo solo più 1 posto disponibile, contattaci per riservarlo!

Fiori di Bach & Counseling – perché abbinarli? 

 

“Tutto quello che dobbiamo fare è conservare la nostra personalità, vivere la nostra vera vita. Essere capitano della vera nave. E tutto andrà bene.”

(E. Bach)

La terapia con i Fiori di Bach, meglio conosciuta come Floriterapia, nasce a cura del dottor Edward Bach in Inghilterra, nei primi decenni del Novecento. 
Il dottor Bach, ideatore dei rimedi floreali che portano il suo nome, aveva particolarmente a cuore la dimensione spirituale dell’essere umano: riuscì ad intuire quanto il corpo possa essere rivelatore della mente e, mantenendo un approccio olistico nella cura del paziente (osservandolo nella sua interezza e non solo per i sintomi manifestati) giunse a sostenere che “La salute è la completa e armonica unione di anima, mente e corpo (…)”. Secondo Bach, quindi, la vera causa della malattia non riguarda il solo piano fisico poiché origina nel conflitto tra mente ed anima.
Le essenze floreali, in quanto essenze vibrazionali – costituite cioè da energia, come tutta la materia – riescono ad agire direttamente su un piano più elevato, quello emozionale: un lavoro interiore sulle emozioni, sulla presa di contatto con esse, permette all’individuo di conoscersi un po’ di più e poter, in questo modo, entrare in profondità su aspetti di sé mai presi in considerazione prima. 
L’utilizzo dei Fiori di Bach può essere allora un ottimo strumento al servizio del Counseling di tipo Olistico, poiché grazie ad esso si arricchisce questo contatto di tipo emozionale.
Attraverso il sostegno di un Counselor impari a “vederti” meglio, a comprendere quali siano davvero le convinzioni mentali che ti condizionano, con determinati atteggiamenti, nel quotidiano: vengono forniti gli strumenti per poter rielaborare le tue predisposizioni ed imparare ad applicare scelte più funzionali, atte a compiere passi o scelte che rendano, di conseguenza, la vita più serena.
L’uso delle essenze floreali, attraverso il Counseling, può trasformarsi in un bel viaggio: un cammino alla scoperta di sé e di tutte quelle parti che, per anni, sono state rifiutate o rimosse. Un percorso di crescita che, partendo dall’osservazione di ciò che è limitante, mira a raggiungere lo sviluppo della sua controparte più efficace.

 

Olismo: ne hai sentito parlare anche tu?

 

I termini olismo ed olistico, coniati nel 1926 da Jan Smuts – filosofo, intellettuale e politico sudafricano –indicano «…la tendenza, in natura, a formare (attraverso l’evoluzione creativa) interi che sono più grandi della somma delle parti».
Con la parola olismo – derivante dal greco ὅλος hòlos, dal significato di tutto o intero – si intende pertanto quel principio secondo il quale la somma delle parti è molto di più del tutto: calato in un contesto umano, possiamo dir quindi che l’individuo venga considerato non come un insieme di singoli settori a sé stanti quanto piuttosto nella sua ben più valevole totalità.
Attraverso una visione olistica dell’uomo consideriamo quindi questi come individuo composto non da sole azioni meccaniche ma anche da emozioni e, soprattutto, da un nucleo più profondo (chiamato in molti modi: Essenza, Sé Interiore, Essere Supremo, Coscienza, Anima o Spirito) che ne rappresenta la parte più vera.
Non siamo quindi solo il nostro corpo, le nostre emozioni e la nostra anima: siamo più della mera somma di questi fattori.
I tre aspetti del nostro essere (corpo, emozioni ed una componente più spirituale, energetica) valorizzati dalla loro stessa coesistenza, sovrapposizione ed integrazione, tendono cioè a formare un intero che è “più della somma delle parti”, per ricollegarci alla definizione iniziale.
Guardando al benessere di una persona da una prospettiva olistica si andrà quindi alla ricerca di un equilibrio armonico tra corpo, psiche ed anima: ad un equilibrio di quell’intero che è visibile nell’interazione di queste tre componenti e che proprio per questa interazione ha un valore maggiore della semplice “sommatoria” tra gli elementi che lo costituiscono.
Applicando questa visione al Counseling ne avremo quindi che un Consulente Relazionale Olistico non potrà che prendere in esame la totalità della persona che ha di fronte per poi intervenire di conseguenza, a seconda della richiesta ricevuta: il Counselour Relazionale Olistico saprà quindi accogliere il Cliente nella sua interezza e, nonostante quest’ultimo parli di un disagio che all’apparenza paia essere solo emotivo, indicargli strumenti di aiuto inseriti in un percorso completo, a più ampio raggio.
Un percorso completo che (partendo spesso dal disagio emotivo) sappia passare anche attraverso l’esperienza corporea per giunger infine alla presa di contatto del proprio mondo interiore, più profondo, non solo emotivo ma decisamente più spirituale: un viaggio verso la consapevolezza di Sé in grado di contribuire al miglioramento delle relazioni personali, in primis con sé stessi e poi con gli altri.

L’importanza del Counseling in questo momento storico

Il momento storico che stiamo attraversando pare portar con sé una certa dose di disagio, aumentando le situazioni in cui ci troviamo a percepire tensione, intolleranza, paura.
L’incertezza nel procedere quotidiano ed una visione poco fiduciosa nel futuro rischiano di intaccare quelli che fino a qualche tempo fa erano punti saldi, amplificando così le nostre fragilità.
Quanto può una sessione di Counseling aiutare in tutto ciò?
Quanto può il Counseling essere di sostegno, ampliare punti di vista e prospettive per donarci uno sguardo sul domani che, già da oggi, sia più sereno?
Il Counseling ci parla di aiuto già a partire dall’etimologia stessa del termine: deriva infatti dal latino “consulo-ere” traducibile con “aver cura di, -”, “venire in aiuto di, -” e richiama anche al significato di “cum solere”, ovvero “sollevare”.
La relazione di aiuto che si instaura tra Counselor e Cliente è quindi, tra le altre cose, anche finalizzata ad acquisire una più profonda conoscenza di sé per (ri)scoprire le proprie risorse ed usarle, ad esempio, per superare le situazioni di disagio viste sopra.
Quella del Counselor non è una figura che si sostituisce allo Psicologo, anche poiché non esiste nel Counseling intenzione di diagnosi o terapia: il Counselour si fa presente con il Cliente sia accogliendo (con empatia e senza giudizio) ciò che quest’ultimo sta vivendo sia aprendo l’orizzonte a prospettive differenti che, in un momento di particolare sconforto, potrebbero essere poco chiare o del tutto nascoste.
Diventa allora chiaro come questa figura possa essere un valido supporto, in particolare nel periodo che stiamo attraversando: se paura, isolamento e precarietà stanno causando oggi più disagi del solito, affidarsi ad un Counselor può allora sicuramente essere d’aiuto poiché ci dà in primis la consapevolezza di non esser soli e ci offre inoltre uno sguardo più funzionale su quelle che sono le difficoltà del momento, mettendo a fuoco le risorse che ciascuno di noi ha per affrontarle.