Che tipo di adulto sei? Chiacchierata sul bambino interiore

Quando ti parlo di bambino interiore, di quella parte dell’inconscio con la quale entrambi conviviamo, una curiosità coglie da subito la mia attenzione: il fatto che a questo stesso tema abbiano contribuito tante personalità differenti per contesto storico, formazione o credo religioso.
Ci sono libri scritti da famosi psicoterapeuti, che sottolineano l’importanza di saper accogliere e prendersi cura del proprio bambino interiore.x
Ne parlano inoltre monaci buddisti, poeti del calibro del Pascoli e ne parla anche la Bibbia, nell’affermare «lasciate che i bambini vengano da me, perché il regno di Dio è di chi è come loro».
C’è quindi un qualcosa di ancestrale e profondamente radicato in tutti noi esseri umani se questa stessa tematica origina da punti di vista così distanti tra loro e, percorrendo sentieri diversi, arriva ad una conclusione univoca: in ognuno di noi è presente, che ne siamo consapevoli o meno, un bambino interiore che ci accompagna attraverso tutte le stagioni della Vita.
Quindi sì, è con te anche nell’età adulta.

· Chi è il «bambino interiore»?

“…in ognuno di noi è presente un bambino interiore che ci accompagna attraverso tutte le stagioni della Vita.”

Il bambino interiore è quella parte del tuo inconscio che ha preso forma dalle esperienze che più hanno segnato gli anni della tua infanzia, sia in positivo (seminando in te convinzioni buone) che in negativo (lasciandoti la pesante eredità di convinzioni nocive).

Nelle esperienze che più hanno segnato la tua infanzia ha preso forma il tuo bambino interiore: da allora quel bambino cammina con te e, proprio come un bambino vero:

  1. ha le sue insicurezze, le sue fragilità;
  2. ha il cuore puro e sa gioire delle piccole cose di ogni giorno;
  3. ti chiede di essere visto.

Ti chiede di non dimenticarti di lui, come fai con l’ombrello quando fuori torna il sereno, ma piuttosto di prenderlo per mano e di camminare con lui, responsabilmente: tenendo presente che sei tu l’adulto,
colui che ha il passo più stabile e che riesce a vedere più lontano.
Colui che ha il compito di “prendersi cura”.

· Cosa non è, prendersi cura del bambino interiore?

Prenderti cura di quel bambino è ben diverso da ciò che comunemente intendiamo con l’espressione “restare giovani dentro”: fare confusione su questo punto significa correre il rischio di diventare un adulto adolescente, che a quaranta o cinquant’anni ancora ricerca il piacere ed il divertimento come faceva quando ne aveva venti.
A questo adulto adolescente, in balia di facili ebrezze, mancano una direzione concreta di vita, autodisciplina ed iniziativa, ingredienti senza i quali farà fatica a prendersi responsabilmente cura del proprio bambino interiore.
“Restare giovani dentro”, a mio modo di vedere, ha assunto oggi un’accezione poco funzionale alla vita adulta e più affine a quella di un adulto eterno adolescente: prendersi cura del bambino interiore non è questo.

· Cosa significa, prendersi cura del bambino interiore?

Aver cura del bambino interiore è, in estrema sintesi, saper essere genitore di se stessi.
Esser genitori responsabili (quindi adulti) ma anche amorevoli, offrendo a quel bambino conforto e sicurezza quando si sente più fragile ed indifeso: tranquillizzarlo, poiché ora ci sei tu (l’adulto che lui è diventato) a camminare con lui.
Ci sei tu, a prenderti cura di lui nelle giornate di pioggia ed a gioire con lui in quelle di sole.
Oltre che responsabile ed amorevole, un adulto che ha cura del suo bambino interiore conserva inoltre un cuore puro, una limpida ingenuità: è un adulto che ha reimparato a vedere il mondo con occhi innocenti e per questo del mondo sa innamorarsi perdutamente, a partire dalle piccole cose di ogni giorno.
È un adulto dai pensieri puri, ingenui, e dall’agire buono e consapevole, maturo.

· Una strada in salita (forse l’unica che porti a crescere)

Diventare genitore di se stessi non è semplice, lo so: le ferite di quel bambino sono anche le tue e le porti con te da così tanto tempo che, per sanarle, ti è richiesto ora di andare un po’ in profondità, laggiù dove fa un po’ male. Ti capisco credimi, ma sono qui a dirti che per ogni sua ferita che saprai sanare quel bambino avrà un insegnamento prezioso da rivelarti, per ritrovare armonia con il tuo cammino di vita.
Ricorda infatti che non sono solo le ferite di quel bambino ad esser un po’ tue: lo sono anche le sue gioie e la sua spensieratezza, stati d’animo che come per magia, quella magia in cui credono i bambini, torneranno nelle tue giornate quando diverrai genitore di te stesso.

· Un gesto controcorrente

Un’ultima difficoltà nell’accogliere e prenderti cura di quel bambino viene questa volta da là fuori: è la corrente della società, che spinge nella direzione esattamente opposta a quella dell’ingenuità di un bambino.
La società spinge nella direzione del “fatti furbo” e ci vuole “adulti vecchi”, dove con vecchi intendo scaltri e disillusi, ma così facendo saremo sempre più soli: chi si “fa furbo” lo fa infatti a discapito di altri e di conseguenza si allontana sempre più dalla collettività, dal senso di comunità, isolandosi.
Della scaltrezza dell’adulto che sa farsi furbo è ormai pieno il mondo: andare in direzione ostinata e contraria a quel “fatti furbo”, con un po’ di sano anticonformismo, significa seguire piuttosto la direzione del “fatti buono”.
Mettere il cuore, nelle azioni di ogni giorno.
Fantastico, se al posto di dirci continuamente “ma fai come me, fatti furbo”, imparassimo a dirci invece “ma fai come me, fatti buono”.

· Un augurio di cuore

Abbiamo parlato dell’adulto adolescente, che vuol restare giovane dentro e, ricercando i vent’anni quando ormai ne ha più del doppio, si perde in un labirinto senza direzione, in comportamenti inconcludenti (a volte controproducenti).
Dell’adulto vecchio, che dalla società ha imparato solo a farsi furbo, ad essere scaltro, malizioso e disilluso, salvo poi scoprire che il conto da pagare, a forza di farsi furbo, è ritrovarsi solo.
Dell’adulto bambino, consapevole di crescere giorno dopo giorno in compagnia del suo bambino interiore: è adulto abbastanza per riconoscere e prendersi cura delle proprie ferite, ma è anche bambino a sufficienza per tornare a camminare nel mondo con bontà, con meraviglia e con innocente ingenuità.
È un adulto che ritrova uno sguardo ingenuo e puro sulle cose del mondo e, con quello sguardo, persevera con fiducia e consapevolezza verso una méta buona: per sé e per gli altri.
Questo è l’adulto che ti auguro ti ritrovare, a partire da questo nuovo anno appena iniziato.

 

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