
Proviamo a rispondere insieme, con un’analisi storica…
Ormai più di un secolo fa il Giappone si è rivelato essere terreno fertile per la nascita del Reiki: al fine di comprenderne i motivi, procediamo per punti.
Tre semplici passaggi, qui espressi sinteticamente, per rispondere alla domanda che dà il titolo a quest’articolo.
I. Giappone: una spiritualità dalla storia millenaria.
Ben prima che il buddismo giungesse in Giappone dalla vicina Cina (processo che ha avuto luogo nel 6° secolo) la spiritualità del popolo giapponese trova espressione nello shintō, un culto le cui radici storiche originano qualche millennio prima della nascita di Cristo.
Lo shintō è quindi un credo ancestrale per il popolo giapponese: impossibile risalirne ad un unico fondatore, vista la naturalezza e la spontaneità con cui il pensiero shintoista si è sviluppato intrecciandosi, nel corso dei millenni, con la cultura del Sol Levante.
A prova di quanto shintō e cultura nipponica siano profondamente interconnessi, tieni presente che se un giapponese può dichiararsi buddista o meno è al contempo per costui quasi impossibile non professarsi shintō: questo sostiene Tadao Yamaguchi, nel suo libro «Light on the Origins of Reiki».
Lo shintō permea quindi millenni di civiltà giapponese e, pur nell’assenza di dogmi o testi sacri, ci parla di un profondo rispetto per l’«Energia Divina» («Kami») presente in qualsiasi elemento della Natura.
· Chi o cosa sono i Kami?
Secondo la visione shintoista i Kami sono «Spiriti», «Energie» o «Aliti Divini» che abitano qualsiasi elemento del Creato (dal Sole alle montagne, dall’acqua agli alberi ed ai loro frutti): come espressioni del Divino i Kami ricordano all’Uomo che gli elementi di Madre Natura hanno in sé una componente sacra (quest’aspetto del pensiero shintoista invita quindi l’Uomo a ricercare una profonda armonia con la Natura, poiché in essa è presente lo Spirito del Creatore).
Da questa forte spiritualità shintoista, per la quale in ogni aspetto del Creato è presente un «Alito Divino», sviluppa nel corso dell’ottocento un movimento di «praticanti delle arti mistiche» dediti alla cura ed al benessere della persona: quest’associazione va sotto il nome di Reijutsu e, proprio poiché derivante dalla filosofia shintoista, si mostra rispettosa della storia, cultura e tradizione del popolo giapponese (in particolar modo della sacralità dei Kami).
II. Le volontà dell’imperatore: imposizioni che arrivano dall’alto.
Nel 1867 sale al trono del Giappone l’imperatore Meiji che, già a partire dall’anno seguente, separa prima il buddismo dallo shintō per poi (qualche anno più tardi) istituire lo «shintō nazionale»: con questa manovra lo shintō viene così privato della sua componente spirituale per divenire simile ad un insieme di pratiche patriottiche (rese peraltro obbligatorie dal governo).
Sempre sotto la guida dell’imperatore Meiji viene istituito nel 1881 un corpo di polizia segreto (Kempeitai) avente dapprima il compito di imporre il servizio militare per poi, qualche decennio più tardi, arrivare a sopprimere i civili sospettati di attività anti-governative.
La volontà repressiva da cui nasce la Kempeitai prosegue anche l’anno seguente (1882) quando, inclusa in un pacchetto di riforme nell’ambito della sicurezza, troviamo la messa al bando di ogni terapia che non preveda l’utilizzo di medicinali o trattamenti medici «convenzionali»: è questa una manovra che non solo forza l’introduzione di metodi di cura che arrivano dall’occidente ma che, al contempo, non fornisce al popolo giapponese un’adeguata assistenza sanitaria che ne copra i costi (una tale forma di welfare arriverà solo diversi decenni dopo, nel 1958).
Il popolo giapponese si trova così costretto a considerare l’utilizzo di medicine e metodi di cura non solo lontani dalle sue radici culturali ma anche economicamente non sostenibili: una doppia costrizione che, come leggerai qualche riga più in basso, sarà difficile integrare nel tessuto sociale.
Le imposizioni proseguono anche con l’imperatore successivo, Taisho (in carica dal 1912 al 1926): con la «legge per il mantenimento della pace e dell’ordine pubblico» del 22/04/1925 Taisho istituisce infatti pene piuttosto severe per i dissidenti politici o per chiunque metta in discussione l’autorità dell’imperatore, limitando così la libertà di espressione.
Quest’insieme di manovre repressive ha però anche un «effetto boomerang»: almeno in un primo tempo, va ad incrementare la proliferazione del movimento Reijutsu (il quale, come già accennato al punto precedente, offre cure non solo a basso costo ma soprattutto integrate nella tradizione del popolo giapponese, di cui rispetta storia e cultura).
III. Reijutsu: il liquido amniotico per l’embrione del Reiki.

Nato dal pensiero shintoista, il Reijutsu è (come visto sopra) rispettoso della cultura giapponese: in reazione alle imposizioni poste dal governo giapponese, questo movimento attraversa quindi un periodo di sensibile diffusione tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.
Che questo accada tra i due secoli non deve stupire: proprio quando le imposizioni governative forzano l’introduzione della medicina occidentale senza forme di welfare che ne coprano i costi, il Reijutsu presenta in risposta terapeuti impegnati per la cura delle persone (i quali operano a basso costo e, soprattutto, rispettando le tradizioni del popolo giapponese).
Per raggiungere quest’obiettivo di «benessere olistico» (come diremmo oggi qui in occidente) il Reijutsu si avvale di una varietà di metodi e tecniche peculiari, personalizzate da ogni terapeuta sulla base della propria esperienza: del Reijutsu fa ad esempio parte Morihei Tanaka, fondatore nel primo decennio del ‘900 di un metodo che già dal nome ha molto in comune con il Reiki (Taireidō 太靈道, tecnica promossa da Tanaka, condivide infatti il kanji 靈 con Reiki 靈氣).
Le terapie appartenenti al Reijutsu attraggono in pochi anni decine di migliaia di seguaci non solo come reazione alle imposizioni degli imperatori Meiji-Taisho, ma anche grazie all’uso di opuscoli e libri stampati a basso costo (tra cui uno scritto proprio dal sig. Tanaka): la volontà di diffondere queste conoscenze a «mezzo stampa» ha quindi aiutato a far sì che, nel 1920, il numero di terapeuti giapponesi appartenenti al grande movimento Reijutsu fosse circa 30.000, ognuno con la sua pratica, metodo o terapia peculiare.
Da questo background di fermento culturale intorno alle pratiche spirituali ed energetiche vedrà la luce, ad inizio primavera del 1922, il metodo Reiki di Mikao Usui («Usui Reiki Ryoho»): anche se non possiamo averne la certezza, diverse fonti ritengono altamente verosimile che Usui (nel suo cammino di ricerca) abbia fatto parte del movimento Reijutsu e, da uomo di cultura quale era, ne abbia letto le pubblicazioni cartacee (tra le quali il testo «Taireido: A new revelation for the spiritual, mental and physical salvation of mankind», scritto proprio dal sig. Tanaka).
Del perché il Reiki sia sopravvissuto per più di un secolo (giungendo fino a noi) mentre di altre pratiche Reijutsu non vi sia oggi quasi più traccia ti scrivo, insieme a tante altre informazioni, nel libro «Radici: storia approfondita del metodo Reiki».
Da quest’articolo, invece, mi auguro tu abbia potuto apprendere come il Giappone sia stato culla del Reiki per la forte spiritualità del suo popolo, spiritualità evidente nel credo shintoista ed in grado di far emergere correnti quali quelle del Reijutsu (a cui appartengono diversi praticanti delle arti spirituali).
Qui le imposizioni governative attuate dagli imperatori Meiji e Taisho hanno finito per arricchire il Reijutsu di membri e terapeuti, poiché in questo movimento il popolo giapponese trova metodi di cura e benessere rispettosi della sua cultura (e disponibili, inoltre, ad un costo accessibile).
In questa cornice socio-culturale, con la sua sensibilità, cultura e buon cuore, Mikao Usui persevera nel voler trovare un senso profondo alle cose della Vita e, nelle prime settimane del Marzo 1922, istituisce il suo metodo Reiki. Senza troppo temporeggiare, già dall’Aprile 1922 il maestro Usui si mostra attivamente impegnato nella diffusione del metodo, anche grazie all’apertura delle prime Usui Reiki Ryoho Gakkai: il resto è storia (che puoi legger, come anticipato, anche dal libro «Radici»).
· Note sull’autore:
Ciao, mi chiamo Enrico: nel quotidiano pratico tecniche energetiche da un quarto di secolo e, a partire dagli ultimi tre anni della mia Vita, mi sono sentito pronto ad insegnare professionalmente il Reiki tradizionale giapponese (nonché, come forse avrai intuito, ad approfondirne continuamente storia, filosofia e conoscenza in senso ampio).
Per dubbi o chiarimenti, qui trovi i miei contatti.